La bellezza della competizione
Da ragazzina ho praticato diversi sport, dalla pallavolo alla danza, dal nuoto al ciclismo, ma iniziavo e dopo non molto mi toccava lasciare perché da figlia di genitori entrambi lavoratori a tempo pieno spesso mi ritrovavo senza passaggio per raggiungere la palestra.
Sebbene non fosse il mio sport preferito, il ciclismo tra tutti è quello che ho iniziato e portato avanti per più tempo. È stato lo sport che mio fratello ha praticato per circa 15 anni, uno sport estivo che aveva dietro un’organizzazione tra staff e genitori per la quale non c’erano problemi di gestione degli allenamenti e delle gare. Sapevo benissimo non era lo sport più adatto a me, sono sempre stata una bimba con qualche chilo in più e su tre bambine partecipanti arrivavo quasi sempre terza, diciamo quindi che non era per me una fonte di grandi soddisfazioni sportive.
Eppure, io quello sport l’ho sempre vissuto bene, nonostante quel senso di fatica estrema, le gocce di sudore che ad ogni allenamento mi permeavano il viso e quelle gambe pesanti che ad un certo punto sembravano non volessero più andare avanti, io c’ero. Il senso di appartenenza e di squadra che si era creato tra bambini e genitori era fortissimo, ogni incontro era un momento di condivisione, ci si faceva forza a vicenda accogliendo i momenti no, supportando chi era in difficoltà e festeggiando chi era vittorioso.
Questa mia esperienza mi ha portato ad una riflessione. Quando ci troviamo coinvolti in una sfida sportiva, un colloquio di lavoro cruciale, una performance per un evento speciale o anche nel tentativo di conquistare il cuore di qualcuno che ci interessa, mettiamo in gioco tutta la nostra passione, energia, concentrazione, disciplina e capacità organizzative.
Durante questo processo, impariamo la pazienza, affrontiamo le difficoltà con determinazione, gioiamo dei progressi e ci sforziamo di affinare le nostre abilità per migliorare le nostre prestazioni. Nel perseguire l’obiettivo di eccellere, non solo ci impegniamo a superare gli altri, ma anche a superare noi stessi, spingendo costantemente i limiti dei nostri sogni verso l’alto. È vero che la competizione può portare con sé aspetti negativi, spesso alimentati dall’invidia e dalla rivalità distruttiva, ma concentriamoci sugli aspetti positivi che essa può offrire. Non nego l’esistenza di queste dinamiche dannose, ma ritengo che ogni esperienza, anche la sfida più impegnativa, possa offrirci l’opportunità di apprendere e avvicinarci di più a noi stessi. Nella competizione impariamo molto su di noi, liberando parti che potrebbero rimanere sopite in tempi di tranquillità.
Questi aspetti “guerrieri” della nostra personalità, che troppo spesso vengono ignorati o repressi per paura del fallimento o del giudizio, nella competizione vengono fuori dotandoci di forza, vigore e concentrazione. Ci fanno uscire dalla nostra comfort zone, spingendoci a lottare con grinta, orgoglio, determinazione e amore per noi stessi. In questo senso, la competizione può essere considerata una fonte di bellezza: ci offre la possibilità di confrontarci con gli altri, trarre ispirazione e motivazione per superare i nostri limiti. Nella competizione, la bellezza si manifesta in almeno tre modi: quando raggiungiamo il traguardo, durante il percorso e nell’armonia che si crea e si diffonde nel mondo grazie ai nostri sforzi.
P.S.
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